
Ingegnere AI/Educatore di Lingua Giapponese
01/02/2026

"Sensei, grazie davvero per la consulenza di orientamento di ieri" Come ti sentiresti se uno studente ti rivolgesse queste parole incrociandoti nel corridoio la mattina? Probabilmente proveresti un po' di orgoglio, pensando: "Ah, quella lezione ha davvero toccato il suo cuore".
D'altra parte, se dopo aver dedicato ore alla correzione di un compito, il giorno dopo durante la lezione lo studente ti consegnasse semplicemente i compiti dicendo "Sensei, ecco i compiti di oggi" come se nulla fosse successo? Grammaticalmente è un'interazione corretta, ma da qualche parte nel cuore sentiresti una piccola "ruvidezza". Questa è la psicologia giapponese.
L'identità di questa "ruvidezza" è proprio l'assenza del "ri-ringraziamento (ringraziamento posticipato)", tema centrale di questo articolo. Non si tratta semplicemente di una questione di etichetta, ma linguisticamente è una grave discrepanza comunicativa chiamata "fallimento pragmatico (Pragmatic Failure)".
In questo articolo, come insegnante professionista di lingua giapponese, approfondirò i seguenti tre punti:
Molti studenti, specialmente quelli provenienti da paesi occidentali o dalla Cina, considerano il ringraziamento come una sorta di "scambio equivalente".
Questo è chiamato "transfer pragmatico". Gli studenti applicano inconsciamente alla lingua giapponese la regola della loro lingua madre secondo cui "si completa in una volta". Di conseguenza, agli occhi dei giapponesi appaiono come persone che "hanno dimenticato il favore" o "maleducate". Questo è un punto cieco molto pericoloso perché si collega direttamente alla valutazione della personalità, più che agli errori grammaticali.
Le relazioni umane nella società giapponese sono gestite attraverso un "registro" invisibile di "dare e avere", ovvero un "bilancio".
Nel momento in cui si riceve gentilezza (on) da qualcuno, nel bilancio del ricevente viene registrato un "debito". Dire "grazie" sul momento equivale semplicemente a emettere una "ricevuta".
L'atto di ripetere il giorno dopo "Grazie per ieri" è una dichiarazione di intenti: "Non ho dimenticato il debito psicologico che ho verso di te". In questo modo, l'altra persona si convince che "questa persona è affidabile (ha credito)" e può passare a una relazione di fiducia più profonda.
Trascurare il ri-ringraziamento significa aver trattato la gentilezza dell'altro come un "diritto naturale". In questo modo, sarà difficile ottenere l'aiuto dell'altra persona la prossima volta che si è in difficoltà. Il ri-ringraziamento è un accumulo di "capitale sociale (Social Capital)" per ottenere aiuto in futuro.
Il linguista Malinowski ha chiamato "comunione fatica (Phatic Communion)" le conversazioni che hanno come scopo il mantenimento delle relazioni piuttosto che il contenuto.
Nella comunicazione giapponese, entrare direttamente nel tema principale (trasmissione di informazioni) tende a essere considerato un atto maleducato che invade lo spazio personale dell'altro.
Anche parlare del tempo dicendo "Oggi fa caldo, vero?" funziona come saluto, ma ancora più potente è il "ri-ringraziamento". Iniziare con "L'altro giorno..." riempie il "tempo vuoto" dall'ultimo contatto fino a oggi e funge da ponte per riconnettere la coscienza di "uchi (in-group)".
| Espressione | Scopo | Effetto Psicologico |
|---|---|---|
| "Fa caldo, vero?" | Evitare il silenzio | Mantenere una distanza sicura |
| "Grazie per l'altro giorno" | Aggiornare la relazione | Riconfermare la coscienza di uchi |
| "Quella questione mi è stata molto utile" | Riportare i risultati | Salvare la "faccia" dell'altro |
Gli studenti di livello avanzato, in particolare, temono: "Se dico la stessa cosa più volte, non perderà di peso?" "Non sembrerò insistente?" L'insegnante deve spiegare questo con "razionalità logica".
Durante l'insegnamento, provate a presentare i seguenti esempi concreti.
【Esempi di ri-ringraziamento appropriato】
・Il giorno dopo essere stati invitati a cena: "Grazie per ieri. Quel ristorante era davvero delizioso"
・Quando si restituisce materiale preso in prestito: "Grazie. Mi è stato molto utile"
・Dopo aver messo in pratica un consiglio: "Ho fatto come mi hai consigliato l'altro giorno e ha funzionato!"
Il punto chiave è aggiungere "impressioni" o "risultati" al ringraziamento. Non si tratta semplicemente di ripetere "grazie", ma di riportare come quella gentilezza ha influenzato la propria vita, soddisfacendo così il "bisogno di riconoscimento (Face)" dell'altro.
Una lista pratica utilizzabile da oggi, che può essere trasmessa direttamente agli studenti.
D: Se dico "Grazie per l'altro giorno", non rischio che l'altro mi chieda "Di quando parli?" perché se l'è dimenticato? R: Anche se l'altra persona se l'è dimenticata, ciò che conta è che tu te lo ricordi. L'atteggiamento stesso di "Ti tengo in considerazione, quindi ricordo anche le piccole gentilezze" viene apprezzato.
D: Devo dirlo anche a un superiore antipatico? R: Sì. Anzi, il "ri-ringraziamento" è una "tecnica difensiva" per far funzionare la società senza problemi, indipendentemente dai sentimenti personali di simpatia o antipatia. Consideralo come una forma di saluto e fallo.
L'obiettivo dell'insegnamento della lingua giapponese non è semplicemente far sì che gli studenti possano costruire frasi corrette. È insegnare le "dinamiche sociali" in cui quelle parole vengono pronunciate, permettendo agli studenti di agire senza bug sul sistema operativo della società giapponese.
Il "ri-ringraziamento" è uno strumento magico che, a costo zero, può costruire il massimo livello di fiducia. "Dire di nuovo il ringraziamento di ieri". Insegnando questa semplice abitudine, la vita degli studenti in Giappone migliorerà drasticamente.
Tre consigli praticabili da oggi:
Il ri-ringraziamento non è un'ossessione per il passato. È un'"operazione di aggiornamento" positiva per rendere le relazioni di domani più solide.

Ingegnere AI/Educatore di Lingua Giapponese